Crea sito

Da Macerata a Roma Termini, sulle rotaie della disabilità

Scriverai un articolo vero?

Guardavo fuori dal finestrino, faceva freddo, ero stanca… Non stanca fisicamente, l’adrenalina ormai scesa sotto zero non mi permetteva di pensare, chiusa nella mia mente come sotto una coperta calda.

– Su cosa dovrei scrivere un articolo?
– Su cosa? Ti rendi conto che hanno fatto arrivare un treno in un binario vicino solo per facilitarci la salita e scesa? Ti rendi conto che ci hanno aiutati a salire sul treno con tutte le valige? A Roma questo non sarebbe mai accaduto, un articolo mi sembra il minimo.

Continuavo a guardare fuori, iniziò a scendere la pioggia che rigava il vetro in diagonale senza lasciarmi più un minimo di panorama, i ragazzi ormai stanchi. Daniele con tutta la sedia a rotelle nel posto disabili di fronte la porta del cesso, senza sedili attorno, qualcuno passando gli aveva poggiato di fianco le valige che puntualmente tiravamo su perché gli sbalzi del treno le facevano cadere e perché quello spazio non è stato studiado per le valige anche se non dà nemmeno l’idea di un posto disabili.

– Il carrozzato viaggia solo
– Che intendi?
– Nulla, pensavo ad alta voce.

Anche Cristian era stanco, probabilmente pure infastidito dal mio cinismo, puntuale come una macchia di sugo sui pantaloni bianchi.

Dai spiegami
– Mi chiedo perché il posto dei disabili sul treno sembri più un rimessaggio per le valige, non ha sedili di fianco e il gancio di bloccaggio posteriore è inarrivabile con le mani.
– È vero però guarda il lato positivo in meno di sette minuti siamo scesi e saliti da un treno all’altro senza il minimo sforzo.
(Aridaje)
Ci scriverò un articolo
– Non ti limiterei agli elogi ti conosco…

Ripresi a guardare fuori, man mano che ci avvicinavano a Roma il cielo si faceva limpido, chiaro, quasi riposante. Pensavo a cosa poter scrivere sull’articolo – Sicuramente l’accoglienza Marchigiana eccelle, i servizi per i disabili sono tutti funzionanti, tenendo conto poi che oggi è domenica – Mi stavo lentamente convincendo ma non mi sentivo affatto stupita, ripresi ad alta voce:

Quando tu bevi l’acqua non dici che è buona, però se l’acqua fa schifo, cazzo fai una denuncia!
– Non ti seguo…
– Io vorrei che fosse sempre buona l’acqua.
– Certo amore!

(Ok qui abbiamo riso tipo un quarto d’ora, la stanchezza ci stava giocando brutti scherzi)
Volevo dire in realtà che anche se è stato tutto meraviglioso, dovrebbe essere sempre così, ovunque, in ogni regione d’Italia;

– Ma cazzo! Possibile mai che nel 2018 ancora un carrozzato non possa viaggiare solo in treno?

Sulla mia ennesima parolaccia si aprirono le porte del treno, finalmente Roma! Ovviamente l’assistenza non era presente, la gente dietro arrabbiata voleva scendere e noi formavamo un grande tappo, il controllore riuscì a sorpassarci di lato non curante del nostro disagio. Lasciammo diluire il flusso di persone che ci spintonavano e calpestavano come un volantino della Cepu. Poco dopo si affaccio’ il tipo dell’assistenza (che ovviamente era prenotata e doveva essere lì all’apertura delle porte):

– Ah ma è un bambino! Vi arrangiare soli allora?!

Niente, lo dicevo anche stamattina a Paola:

Io l’articolo lo scrivo, ma non saprei proprio da dove iniziare.

Pubblicato da Katiuscia Girolametti

Rianimo le parole uccise dalle bocche cucite.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.