– Mamma oggi un bambino mi ha detto che Daniele è stupido!

Sapevo che prima o poi qualcuno avrebbe straparlato, lo sapevo, ero pronta ad affrontare la situazione, prontissima. È un discorso che facevo con le altre mamme durante i ricoveri di Daniele, le altre mamme come me, quelle dei ricoveri, delle notti sveglie, delle preghiere, delle bestemmie, delle cose dette, quelle urlate, le mamme degli ospedali, dei figli di tutti perché i nostri figli sono belli forti, i nostri figli hanno qualcosa in più e diffidate da chi dice il contrario. Ma i fratelli chi sono? I fratelli sono scudo e bersaglio, i fratelli sono forti come catene e fragili come i petali di un fiore sfatto, profumati, leggeri e carichi, carichi di quelle responsabilità che non gli appartengono ma loro le vogliono, vogliono a tutti i costi che quelle responsabilità siano le loro perché anche se ti becchi tutta la pioggia di queste nuvole, loro guardano il cielo scurirsi e si aggrappano forte alle tue braccia mentre tieni l’ombrello e trattieni tutto quello che vorresti esplodere ma implodi e un po muori. Muori ogni volta che qualcuno straparla, muori ogni volta che non puoi reagire, muori perché devono crescere e imparare da soli a curare le ferite ma soprattutto riconoscere un graffio da un taglio profondo, così ti fai piccola, pietra, sasso. E muori in silenzio.

– Come ti sei sentito?
– Arrabbiato e triste
– Perché triste?
– Perché Daniele non è stupido e non può nemmeno difendersi.
– No non è stupido, tu lo sai e mamma lo sa, papà lo sa, Leo lo sa e chi lo conosce bene lo sa. Ci sarà sempre chi guardandoti giudicherà, sempre! È ignoranza nel vero senso della parola.
– Vorrei non accadesse mai più.
E io volevo rispondere che non accadrà più invece l’ho solo abbracciato come un cerotto su quel graffio, sapendo che sotto crescerà una pella più dura.
Manuel è un supereroe solo che ancora non sa di esserlo.

Katiuscia Girolametti