Il maiale 2.0

Il maiale 2.0

Quindi mi arriva una richiesta di messaggio su instagram, un certo syl qualcosa vuole mettersi in contatto, accetto e si presenta così:
“Ciao! Bellissime foto! Ho creato questa pagina instagram come campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. Ho pensato di rappresentare il silenzio attorno a questo problema con delle foto simboliche. Ti andrebbe di contribuire? Ognuno puo’ partecipare scattando una semplice foto”
Penso che wow l’idea mi piace gli parlo dei miei libri e delle tematiche che affronto, la collaborazione con l’airc e continuo chiedendo il link di un blog, un sito o una pagina Facebook dove posso reperire informazioni sul “progetto” che ovviamente non ha, quindi inizio a dare uno sguardo alle foto presenti nel suo profilo e mi convince sempre meno: signore e signorine avvolte in sciarpe strette che vagamente ricordano la tecnica del bondage, saturare con gli occhi lucidi, spettinate, trucco sbavato, credo che la pagina non rappresenti molto la violenza sulle donne e stavo quasi per scriverlo, poi mi arriva un altro messaggio dove aggiunge richieste su come queste foto dovrebbero essere scattate:
“Usa una sciarpa basta avvolgerla attorno coprendo solo la bocca, legandola dietro ben stretta deve sembrare come censurata. Anche un po espressiva verrebbe molto d’impatto. Mandamene più di una, anzi una serie così posso fare una selezione. Poi le posto…”
Capito ormai la maialata voglio vedere dove va a parare e gli mando una foto, senza tappare la bocca ma stringendo una rosa di carta tra le labbra, ovviamente inizia a dire che la foto é brutta e non é come l’aveva richiesta (lui mi voleva legata come un salame) e quindi io non vado bene per il suo progetto, nemmeno per la pagina e, tadaaaaaa! Mi blocca.
Sono indignata, schifata e arrabbiata, penso a tutte le donne morte in questi anni, penso ai pugni, i calci, le offese, la paura, soprattutto la paura con cui queste mamme, ragazze hanno dovuto convivere e tante altre che attualmente si trovano in questa situazione e non hanno il coraggio di denunciare; poi arriva il maiale in rete e si approfitta della campagna di sensibilizzare per farsi una sega, un pervertito, un povero demente…
Ragazze state attente a chi vi scrive sui social, mi rivolgo soprattutto alle giovanissime, non sapete chi c’è dall’altra parte dello schermo e il web spesso è luogo inquinato che ha deragliato rispetto ai presupposti di partenza, denunciate sempre.
Occhi aperti.

Pubblicato da Katiuscia Girolametti

Rianimo le parole uccise dalle bocche cucite.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.