#ioleggo: il cubo di Marzapane

Lessi per la prima volta questo libro nel 2015, poi di nuovo, poi ancora… A distanza di un mese credo di averlo letto almeno dieci volte, ero io o forse un’illusoria proiezione di quella che sarebbe stata la mia vita o semplicemente quello che io volevo sarebbe stato il futuro o chissà. Posso tranquillamente dire che questo libro è stato per me un faro verso N. 5 non è né un profumo né un mambo

 

Libro: “Il cubo di marzapane”
Autore: “Christina Caflish”
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Prima di iniziare a parlare del libro vorrei fare una premessa… Era il 2015 e conobbi casualmente l’autrice durante un congresso di Medicina neuro riabilitativa a Roma. Ero seduta in prima fila, vicino a me, una bellissima donna, senza fogli, ne penna, ne registratore; osservava ogni mio intervento, annuiva alle mie domande con sguardo fiero, quasi come una mamma orgogliosa della sua figlia, trasmetteva un senso di ammirazione nei miei confronti nonostante eravamo due perfetti sconosciute. Così durante la prima pausa, mi avvicinai incuriosita e lei mi disse: “mi ricordi me quando ero giovane hai una grinta una tenacia complimenti farai tantissima strada!” rimasi nuovamente stupita, non risposi, mi domandavo come mai questa donna si identificava in me. Appena ripresa conferenza, il professore, ci tenne a presentare la scrittrice Christina Caflish, niente meno la persona che sedeva al mio fianco, la donna per la quale io stessa provavo ammirazione dopo aver letto il suo libro. Lucidai gli occhi ripensando alle sue parole e di colpo tutti i particolari mancanti nel libro, presero vita nella mia testa andando a completare quella parte di narrazione priva di dettagli.
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Questo libro racconta una storia vera. Cristina e sua figlia Lisa, affetta da sindrome autistica. Una bambina, oggi donna, uscita da questo “cubo di marzapane” una stanza grande, dove amava rifugiarsi con i pensieri, che la mamma immaginava con pareti dolci, come il marzapane. Proprio grazie alla determinazione, il coraggio è l’amore di questa donna ha guidato Lisa sul cammino della guarigione. Parla delle difficoltà incontrate nella società, in particolare con la scuola, dove ancora oggi la diversità viene spesso esclusa.
A tratti mi ha coinvolta nei suoi pianti silenziosi di dolore e di colpo le lacrime diventavano forza, proseguendo nella lettura.
Annulla il suo essere donna, diventa mamma medico e amica di Lisa. Inizia a scavare, cercando dei canali attraverso il cubo, scopre ogni giorno un tassello fino a buttare giù tutte le pareti. Al termine del libro Lisa scrive una lettera al mondo, lasciando un messaggio fatto di parole semplici, riporto due righe “si può fare ci dobbiamo riuscire e vedrete che tutto è possibile basta crederci” non aggiungo altro una lettura di poche ore scorrevole, coinvolgente, miliardi di emozioni sentite sulla pelle.
Buona lettura!

Pubblicato da Katiuscia Girolametti

Rianimo le parole uccise dalle bocche cucite.

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