La bocca dell’ignoranza

La signora guarda Daniele e poi guarda Manuel, poi guarda Daniele, poi me e chiede:
– Chi è più grande?
– Daniele
– Mamma mia… c’hai avuto coraggio!
– A fare cosa?
– Un altro figlio dico, dopo…
– Dopo cosa?
– No dico, immagino non sia facile?!
– Non ho mai sentito una madre dire che sia facile fare il genitore.
– E ma con lui?
– Lui chi?
Nel silenzio sordo imbarazzante di un’ignoranza così solida e compatta si è poi alzata, probabilmente scocciata, forse delusa dal fatto che io non vedessi le sue stesse immagini, dal fatto che io vedessi semplicemente due bambini, dal fatto che lei vedesse chissà cosa che in quel momento non c’era, non c’era assolutamente, non c’era l’autismo, non c’era la sedia a rotelle. C’erano ma erano invisibili, invisibili come chi non sa guardare.
Ovviamente avevo capito dove voleva arrivare, avevo capito da prima che avesse deciso di mettersi seduta vicino a me, avevo visto gli occhi di chi non prova imbarazzo nel far notare il proprio limite… e non è mai la prima volta.

Tratto da #lanormalitàèsopravvalutata

Pubblicato da Katiuscia Girolametti

Rianimo le parole uccise dalle bocche cucite.

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