L’ultimo controllo di Daniele è andato molto bene, i medici l’hanno trovato riposato, attivo, cresciuto e decisamente più ometto. Il dottore continua a proporci il compito di “rompere gli schemi” fare delle uscite senza spiegare il programma per ridurre i tempi di adattamento all’interno di un ambiente e situazione diversa dal solito, cosa non sempre fattibile ma l’estate e il bel tempo aiutano l’ardua impresa; c’è anche da dire che da quando è finita la scuola Daniele tollera molto di più i rumori forti, tanto da lasciarmi usare aspirapolvere e addirittura il frullatore senza scenate, urla o pianti isterici.

Insomma… Eravamo pronti per la spesa del sabato pomeriggio quando al parcheggio decidiamo di scendere giù al bowling; i ragazzi iniziano ad emozionarsi, increduli:

– Mamma sul serio?

– Siiii

– Che bello! Grazie 😍

Ma di cosa? Continuavo a pensare, caspita basta veramente poco per stupirli siamo diventati così abitudinari e noiosi? Il bowling era pieno di famiglie, l’aria buia intervallata da suoni e rombi improvvisi con crocchiate di birilli a terra, risatine ovunque accompagnavano piatti di fritti e code di bambini dirette verso gigantesche auto a gettoni che li sballottavano a turno divertiti. Mi giro e Daniele si stacca per andare verso le piste, affascinato, era la prima volta che li portavo e pensare che io ci ho passato l’adolescenza lì sotto; ricordo che c’era la macchina che stampava le foto a mini-stickers, riuscivamo a starci anche in 10 era quanto di più trasgressivo potessimo fare nei nostri piccoli 13 anni.

Vedo un gruppo di ragazzi che si prenota così mi inglobo e aspetto lasciandomi dondolare come un pupazzo a carica.

– Scusi! Vorrei prenotare per il bowling.

– Si non c’è molto da aspettare, una mezz’ora, prenoto?

– Certo! Quanto viene?

– 2,50€ a persona e 1€ per le scarpe.

Così penso che a Daniele le scarpe non servono, però quasi sicuramente avranno dei copri-ruote per la sedia a rotelle, allora chiedo ancora:

– Ma lui può accedere con la sedia a rotelle?

Noto da subito un forte disagio, il ragazzo si allontana, poi torna nervoso, dietro di me la fila inizia a spazientirsi, balbetta qualcosa ma non capisco così chiedo di alzare la voce e lui passandosi più volte la mano nei capelli prende fiato e dice:

– Magari può stare dietro, sul tappeto, vede

(Indicando l’esterno pista)

– Ma così non può giocare!

L’addetto sempre più agitato guarda l’aumentare della fila e la delusione nei miei occhi, non sa veramente cosa dirmi e aggiunge:

– Non è che non può giocare è che io dovrei chiamare il titolare

– Va bene, aspetto

– Ma vede oggi è sabato

(Di colpo inizia a darmi del lei)

– Si lo so che è sabato

– Dobbiamo fare un’autorizzazione

– La facciamo

– Signora è complicato!

Si volta verso il tipo dietro di me e continua a servire il resto delle persone, nessuno si accorge dell’accaduto, vengo assorbita nel flusso di persone e rigettata poco distante dalle piste; Daniele, Cristian e Manuel mi aspettavano vicino la rampa pronti a scendere.

– No ragazzi, c’è troppa fila e poi chiudono

– Come no? Per favore mamma!

– Ci torniamo un altro giorno, non c’è proprio posto.

Ero seria, delusa, arrabbiata.

Stavo mentendo e Cristian lo aveva capito.

Stavo mentendo per non farli sentire esclusi.

Stavo mentendo per non far vedere loro quanto il mondo fatichi ad adattarsi.

Stavo mentendo per non far sentire il peso di quella maledetta sedia a rotelle.

Stavo mentendo e mi faceva malissimo.

È un crimine escludere un bambino da una sala giochi.

È un crimine nel 2018 non avere degli stupidi copri-ruote in plastica.

 

20180624_121403

 

 

Katiuscia Girolametti