La mia bambina il 22 settembre compie 10 anni.
Si chiama Vittoria ed è la mia piccola copia: ricciolina, biondiccia, occhi azzurri e bocca carnosa.
E’ nata nel 2008 io in quell’anno lavoravo come hostess sulla Laurentina, avevo la punto blu tre porte e per radio spopolava Jovanotti con il nuovo brano “A te”. Come tutti i turnisti non avevo orari fissi per mangiare, mi ritrovavo a cenare con la colazione oppure fare colazione con la pizza del pranzo, in casa non c’ero mai, ero sposata da un anno e ad ogni rietro vedevo ancora i regali di nozze da sistemare fermi in un angolo, nessuno li toccava, quel loro essere inanimati, fermi, nemmeno la pianta grassa si era seccata
una sera la presi la buttai nel secchio
così senza un motivo.
Ero stanca.
Terribilmente stanca.
Nascondevo i primi mesi di gravidanza stringendomi nella gonna a tubo avvitata alta e nei ritagli di tempo cercavo qualche offerta per il trio: carrozzina, passegino, ovetto; che per mia fortuna trovai ad un prezzo imbattibile.

Mio marito lo vedevo pochissimo i nostri discorsi erano:
– Riesci a portare qualcosa per cena o mi arrangio anche stasera?
Spesso la mia risposta era la seconda.
Sapevo a memoria i giorni di coda sul racordo, dal finestrino mi divertivo ad immaginare le vite degli altri, inventavo i loro nomi, situazioni imbarazzanti; viaggiavo con la divisa attaccata alla maniglia alta del sedile posteriore e quando aprivo il finestrino il foulard mi svolazzava ovunque spargendo nella macchina l’odore di panni appena stirati.
Sapeva di nuovo, di vita che cresce.
Sapeva di soddisfazione, orgoglio.
Avevo 23 anni, un buon lavoro, un marito, una casa tutta mia e la bimba in arrivo.
Avevo 23 anni, fui licenziata per scadenza contratto, un marito distrutto, le spese di casa da pagare, un aborto e un tumore.
Vittoria non è mai nata, al suo posto arrivò un tumore e la diagnosi di non poter avere figli, la ditta mi licenziò alla scadenza del contratto perchè seppero dei miei problemi di salute e poi da lì come un sasso sulla cima della montagna che scende di corsa
una valanga
sepolta.
Dalle macerie ho costruito tutto di nuovo, impiegando anni senza mai mollare la presa, spesso mi sono persa, certo anche adesso mi succede.
In questo nuovo mondo ho avuto due figli.
In questo nuovo mondo ho lasciato all’irrazionalità la piena padronanza dei sogni creando un mio double gender di una terra immaginaria.
In questo nuovo mondo sono portavoce della disabilità.
In questo nuovo mondo scrivo, dipingo e parlo di emozioni.
In questo nuovo mondo non esistono porte e ogni luogo si può raggiungere.
In questo nuovo mondo ho deciso di tornare bambina perchè a volte bisogna farsi piccoli per risolvere i problemi grandi.
Vittoria mi manca ogni giorno, l’ho persa al quinto mese di gravidanza, sarebbe stata una bambina meravigliosa e il 22 settembre di quest’anno avrebbe compiuto 10 anni.

Dedico questo mio racconto a tutte quelle mamme che non possono avere figli e che sono mamme straordinarie.
Vi prego, non smettete mai di credere che tutto può accadere.
Auguri.
#katyg


 

Katiuscia Girolametti