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Le solite notti tra crisi e preghiere

Stanotte la crisi: profonda, lunga, ho creduto fosse la fine, aveva il viso rosso le labbra violacee, gli occhi pieni di nervature sanguinose, l’aria gli passava a gocce nella trachea che sembrava chiudersi, cercava affamato di ossigeno spirando sospiri, le mie mani, le sue, il pianto forte, disperato. Era solo influenza, una stupida influenza che quando prende Daniele sembra congelare il Mondo in un baratro da scenario Dantesco. Mi tremavano le gambe, l’impotenza di non poter fare nulla; erano le due di notte e tutta la famiglia in piedi, Cristian lo teneva in braccio, nel tentativo di dondolarlo per far decelerare il battito, la crisi era violenta, la sua paura sembrava scontrarsi con il muro di razionalità del padre che non cedeva, lo smuoveva come un impasto duro dentro la planetaria, il suo corpo rigido tenuto su come si tengono i bambini di un mese, le gambe lunghe sventolavano nell’aria tagliandola; erano passate ore dopo quasi cinque secondi, impossibile somministrargli anti-dolorifici, impossibile fargli bere un goccio d’acqua, impossibile calmarlo. Era chiuso nel pianto, non il solito pianto, erano urla forti, di rabbia e paura, maledetta paura e maledetto autismo.
Respira, stai calmo!
Parlavamo al vuoto di una notte fredda, senza neanche una stella, senza fine il telefono suonava mentre nella testa quel pianto soffocante strozzava il senso di agitazione, la voce ferma dall’altra parte di chi vive negli occhi la disperazione che porta questi attimi di follia. Non piangevo, non ci riuscivo a piangere, forse avevo pianto troppo in settimana, sembrava passata un’eternità dall’arrivo del messaggio di quella mamma che mi diceva “Stai tranquilla Katy, non sei sola, Daniele fa parte della classe e prendiamo un pullman con pedana a spese di noi genitori purché lui stia con tutti gli altri bambini” quanto piansi quel giorno! Finalmente ero riuscita a sensibilizzare una persona, una singola persona, una, una fottuta mamma, com’è bella la solidarietà quando la ricevi, quando ti senti parte, chissà Daniele cosa prova in quei rari casi di integrazione? Una felicità durata meno di 24 ore, perché il giorno seguente la comunicazione di uno scuolabus senza pedana fece gioire tutte, gli altri bambini sarebbero andati comunque, quindi per loro il problema “alunno handicappato” era scivolato come la diarrea spruzzata su un vetro bagnato, niente, erano parole tanto per dire, era solo perché si prospettava di annullare l’uscita nel caso non si fosse provveduto al pullman con pedana. L’egoismo sbattuto in faccia che non mi ha mai fatto arrendere, la falsità di chi alza le spalle e senza dire nulla si volta dall’altra parte, e se un giorno anche lei ricevesse lo stesso trattamento? Dicono che sia nella natura dell’uomo, animale abitudinario che rifiuta il diverso.
Centodiciotto!
– Buonasera mio figlio disabile, 8 anni ha una crisi, non respira bene.
– Febbre?
– No
– Ha dolore da qualche parte?
– Un pò d’influenza oggi, nulla di grave, poi sono andata a misurargli la febbre e si è svegliato di scatto, nel sobbalzo si stava per soffocare con il catarro… Da lì in poi non abbiamo più capito.
– Il bambino parla?
– No
– Lei però lo capisce?
La sua quiete nell’intuire che non c’era bisogno di un’ambulanza, quel tono lento mi tranquillizzava, non era nulla di grave e dovevo solo farlo capire a Daniele, nel frattempo mi teneva al telefono:
Lo sento piangere la trachea non è ostruita, il pianto è pulito, deve solo calmarlo.
Nel frattempo ero io a ritrovare equilibrio come un pescatore che dal mulinello tira su l’esca per un lancio vuoto ma soddisfatto dal secchio ricco di una giornata fruttuosa.
Il pianto era cessato
Daniele seduto sul divano con il papà vicino, guardavano i cartoni animati.
Erano quasi le tre di mattina e Cristian dopo un’ora sarebbe andato a lavoro.
Una notte qualunque per noi genitori con figli speciali, una notte che non ti fa arrendere, una notte che lascia una ruga in più sulla quale dire:
Tu sarai un altro capitolo da scrivere, per me e per tutte le mamme e i Daniele che leggeranno.
♡ 

Oggi più forte di ieri.

Pubblicato da Katiuscia Girolametti

Rianimo le parole uccise dalle bocche cucite.

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