Recensione di N°5 non è né un profumo né un mambo a cura di Pierrette Lunaire

 

Sto cercando da giorni un modo di parlare di questo libro che non si riduca a HARAGIONESUTUTTOLEGGETELO o si espanda in un racconto della storia di tutta la vita di mio zio, e con lui dei miei nonni, di mio padre che è diventato il suo ad appena diciott’anni, e di tutti noi che gli siamo stati accanto giorno dopo giorno.
Vivere la disabilità, tua o di chi ami, è alzarsi ogni giorno come chiunque altro e campare come chiunque altro, solo che lo si fa circondati di persone dallo sguardo impietosito, o che si allontanano, balbettano, non sanno, hanno paura d’offendere, di far male, di peggiorare.
Katiuscia Girolametti, nel suo “N°5 non è né un profumo né un mambo”, ti dice proprio che l’unica cosa di diverso tra te e suo figlio Daniele è il tuo sguardo.
Di libri che cercano di raccontare la disabilità se ne potrebbe stilare una lista lunghissima – mai come in situazioni del genere, si sente la voglia di esternare, condividere, sfogarsi, raccontare il proprio cammino e festeggiare i propri traguardi con quante più persone possibile; sperare di poter aiutare qualcuno, aprire qualche occhio in più su una situazione che non è chiara a chi la vive, figuriamoci a chi la osserva dall’esterno. Quel che rende speciale #N5nonènéunprofumonéunmambo è che @katyg_blog sa scrivere come Dio comanda, saprebbe rendere piacevole anche il bugiardino dell’Oki. Questo non per dire leggetelo perché è divertente e non deprimente come gli altri, no, è per dire leggetelo perché lei le cose non ve le dice e non ve le spiega, ve le fa sentire. Sentite la sua stanchezza, la sua frustrazione, ma anche la sua eccitazione e la voglia di continuare a combattere, e finito il libro (dopo mezz’ora, nel mio caso), ne uscite con la voglia di scendere in strada a urlare al mondo che si deve comportare diversamente perché oh, non si può mica.
E appena mi torna il computer ci faccio un post sul blog, come merita.

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La copertina è stata realizzata da Davide del Vecchio.