Per essere un 5 gennaio

Per essere un 5 di gennaio c’è ancora parecchio disordine, l’aria è fredda ma non troppo, il sole inganna i pensieri come farebbe un bugiardo. Il natale sgocciola dalle finestre, l’albero addobbato ormai a metà, consumato come una scarpa da ginnastica di un adolescente, il presepe immacolato, inosservato, spento, le calze ripiene pronte nell’armadio. Tutto fugge veloce da questo standard congelato e confezionato di sogni mai avverati ma che ogni anno vogliono essere protagonisti della mente che ripropone lo stesso vecchio film, stereotipo immortale. Uno degli ultimi ricordi, forse tra i più dolci e tristi risale alla notte di un 5 gennaio di tanti anni fa.
Tanti… Ma non troppi.
Tanti da farmi desiderare ancora un regalo, ma non troppi da credere che la befana esistesse veramente, tanti da farmi stare mano nella mano con il mio papà, ma non troppi da volere una borsetta di filo di cotone a righe colorate, tanti da far promettere a mio padre che me l’avrebbe comprata l’anno successivo, ma un’eternità se penso che l’anno successivo non c’è stato e, io aspetto quel 5 gennaio da 30 anni.
C’è una borsa da comprare, una mano da stringere, c’è Piazza Navona che brilla, c’è la giostra con i cavalli, c’è la befana che scende dall’elicottero, ci sono i bambini che attendono stupiti da Roma incartata di mille colori, c’è pure il giostraio che mi faceva pescare le paperelle di gomma e, nonostante ogni anno si scaldi lo stesso Natale lasciando ogni cosa al suo posto,
tu non arrivi.
E io continuo a credere, a stupirmi, ad amare perché ci sono momenti che non torneranno lasciando posto a scatti di vita ancora più belli.
Katiuscia Girolametti

Pubblicato da Katiuscia Girolametti

Rianimo le parole uccise dalle bocche cucite.

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