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Senza più meno

Ancora sembra un brutto incubo, un incubo che stiamo vivendo e sognando tutti insieme eppure, Facebook è lì a ricordare quello che accadeva un anno fa proprio in questi giorni, un anno fa quando la mia pancia era al settimo mese di gravidanza, un anno fa quando mi sono orgogliosamente occupata della settimana del disabile, una settimana in cui abbiamo voluto sensibilizzare anche la sabbia del mare.

Avevo comprato un fondotinta chiarissimo e pastoso per coprire le occhiaie, era talmente coprente che dovevo ridisegnare anche le labbra, sorridevo pensando che c’è una soluzione a tutto anche a quello schifo di incarnato che mi trovavo, complice forse l’anemia e la pressione sotto i tacchi giravo con le caramelle ricoperte di zucchero nella borsa e il gruppo sanguigno scritto tra le note del cellulare.

Ero ipocondriaca un pò meno di quanto io lo sia da trentasei anni, ma questo non c’entra con le promesse di fare meglio il prossimo anno, anzi di continuare sul filone della lotta al pregiudizio. Interviste rai, giornali, eventi, libro nuovo in arrivo e Covid.

Covid.

Un macigno sul freno e di corsa al riparo.

Ero un’edonista sociale un pò di più di quanto io lo sia da trentasei anni ma anche questo non c’entra con l’arresto improvviso.
Il Covid ha fatto fermare tutti come quando da bambini giocavamo a “un, due, tre, stella” lui si gira e noi stop; la cattiva notizia è che perdevo sempre perché mi faceva ridere quando la persona davanti si girava di scatto urlando “stella”, anche a Daniele fa ridere questa cosa e mi piace da morire avere qualcosa in comune con Daniele.

Io che sono così tanto più strana di lui che è diverso, essere distanti dal mondo e vicini come quando si è creata la terra, lo scontro di due particelle di gas e bang, sulla Via Lattea ecco sbucare il nostro pianeta.
Il Covid ha fatto perdere tutti, una mano a carte truccata, poco importa se dalla tua hai un poker di assi tanto perdi lo stesso: un parente, un amico, un nonno, un conoscente o te, perdere se stessi con la paura di non trovarsi più, nello stesso posto, nello stesso corpo, nella stessa mente.

Fa male vedere i nostri abbracci e pensare che oggi non si può, mi manca il contatto, le mani, i sorrisi di complicità, per questo ho detto che – non posso – no non si può far uscire un libro come “la normalità è sopravvalutata” proprio in questo periodo; lo so vi avevo promesso che per Natale sarebbe uscito ma ho un gran bisogno di stare con voi, non più nei social, stare con i cargiver come me, le nostre famiglie doppiamente prigioniere, sovraccariche, stanche.

Ho sentito troppe chiacchiere in questi mesi, tutto questo parlare e promettere a vuoto, solo burocrazia e attese, tanta burocrazia, parole e attese.

A cosa serve il mio libro adesso? A nulla! Adesso c’è un gran bisogno di riposare, riflettere, prendere le energie da questo Natale e pregare, pregate anche se non credete, pregate chi volete ma trasmettiamola questa energia positiva, serve a tutti, ne abbiamo bisogno.

Sarà solo un brutto incubo ci sveglieremo presto, senza più mascherine e maschere.

Pubblicato da Katiuscia Girolametti

Rianimo le parole uccise dalle bocche cucite.

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