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Covid19

Che sia la quinta l’anno del riscatto? Riscatto da cosa? Da chi? Starà forse diventano uno stupido mantra…

Leggo finalmente post di mamme in cui si parla dell’importanza della socialità dei propri bambini, stare insieme, condividere, giocare; mamme che inneggiano il diritto dei propri figli ad essere felici ma soprattutto il dovere degli adulti nel garantire un presente degno di eccellenze, istruzione in primis, con la i maiuscola perché – i bambini devono andare a scuola – e le insegnanti poi, le insegnanti devono impegnarsi per far recuperare quei pochi rimasti indietro con il programma, anzi si fa un anno di ripasso per tutti, questo si legge.

L’anno del Covid.

Coalizione.

Ho letto “i nostri figli saranno costretti a restare su una sedia con le ruote 8 ore, senza parlare con nessuno, senza interagire, senza spostarsi.

Fermi come alberi, e i trasporti saranno garantiti? Come facciamo a portarli a scuola? Vi rendete conto in che schifo saranno costretti?”

Alzo la mano dall’ultimo posto, dove nessuno mi vede, non lo voglio dire perché vorrei che qualcuno prima di me lo dicesse, vorrei che in questo gridare, sempre quel qualcuno, uno stronzo qualsiasi, provasse a pensare, senza sforzarsi tanto ma credo che oltre il proprio naso siano in pochi a guardare.
A bassa voce lo dico che quello schifo no, quello di stare inchiodati su una sedia con le ruote, lo schifo di non socializzare con nessuno, lo schifo di essere emarginati, questo schifo di cui parlano, Daniele lo vive da dieci anni e non c’è anno in cui armata come un Don Chisciotte combatto contro quei mulini a vento di parole tanto importanti quanto fatte di vapore, visibili e mai tangibili.

A bassa voce lo dico che quello schifo no, qualcuno doveva farlo notare, magari alzando un pò la voce, è colpa del Covid che anche i vostri figli saranno inchiodati su una sedia con le ruote? È colpa dei politici che la scuola non sarà garantita? Immagino Daniele entrare in classe e vedere tutti con la mascherina, ritrovare i suoi compagni, unici amici, dopo sei lunghi mesi in cui non ha avuto più notizie.

Vederli con la bocca mascherata come chi non può parlare, distanti tra loro e non solo da lui, vederli su una sedia con le ruote esattamente come lui, rapportarsi distanti alla stessa altezza, comunicare con gli occhi esattamente come fa lui.

E adesso dirò la cazzata più grande detta fin’ora: sarà forse il Covid ad annullare la diversità? O annullera’ definitivamente l’esistenza dei bambini come Daniele?

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Amori diversi, unici, malati, raccontati e descritti da due donne dall’animo sensibile e dalla penna delicata.
Le due autrici ci hanno regalato delle poesie che sono messaggi di dolore, sofferenza ma anche di speranza, perché si può continuare e tornare ad amare di nuovo.

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