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firmato tua F

Ho incontrato per voi la psicologa Giulia Capone che a seguito di un attenta analisi a “Firmato tua F.” quando dell’amore diventi vittima, risponde ad alcune domande per tracciare un volto al manipolatore affettivo.

 

Dottoressa Giulia Capone
Dottoressa Giulia Capone

Chi si cela dietro la maschera del narcisista?

così d’istinto ti dico che molto spesso c’è un bambino/a fragile, non ascoltato nei suoi bisogni più
intimi e profondi, un bambino che non è stato visto nella sua realtà, nella sua vera natura, che non
ha sperimentato su di sè uno sguardo d’amore, uno sguardo empatico e accogliente, ma anzi è stato
criticato. Un bambino che per ricevere le attenzioni che desiderava per sè ha dovuto realizzare
prima i desideri narcisistici delle sue figure di accudimento, di genitori, di adulti infantili e immaturi.
Un bambino che ha provato vergogna, che si è sentito impotente e sofferente ed ha trasformato
quel dolore in un senso di trionfo ed onnipotenza, da cui l’altro è escluso. Un bambino che una volta
divenuto adulto si è identificato con il suo aggressore, promettendo a se stesso di non soffrire più,
prendendosi così una sorta di rivincita. Si possono individuare due tipologie di narcisista: uno più
inconsapevole, il “pavone” che vuole essere sempre al centro della scena, ammirato, esaltato, l’altro
è solo uno specchio che va bene se gli rimanda l’immagine che egli desidera. Ma viene messo via,
all’angolo se osa contraddirlo. “Specchio specchio delle mie brame chi è la più bella del reame?”
Come la regina cattiva quando lo specchio risponde che è Biancaneve la creatura più bella, il
narcisista si infuria, esprime una rabbia cieca, la famosa rabbia narcisistica, invidia, distrugge e
allontana l’oggetto che non riflette la risposta desiderata e che infine gli causa emozioni negative. E
poi c’è il narcisista ipervigilante, lo “struzzo” quello che si nasconde, l’evitante, la vittima,
l’inconsolabile. Non meno vanesio del pavone. Quello che per dirla con la battuta di Nanni Moretti: “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?” È dimesso,
sospettoso, ma ha fantasie di grandiosità, non si sente compreso dagli altri che non sono mai al suo
livello, considerati inferiori, poco intelligenti e sensibili, mai all’altezza. Entrambi però inseguono un
ideale di perfezione, di unicità, si sentono speciali e non vogliono danni all’immagine di sè.

Come possiamo riconoscere un uomo narcisista?

Io lo riconosco attraverso un’emozione. La noia. Che non si manifesta nell’immediato, anzi.
Inizialmente il narcisista appare brillante, trasgressivo, intrigante, intelligente. Propone cose nuove e,
esagerate. Ti attira nella sua casa di marzapane, come la strega di Hansel e Gretel. Ma ben presto
si stanca, subendo la mancanza di stimoli, la routine lo annienta. “È un sole pavone che non dà
calore” per citare i tuoi versi. La noia è una barriera, mette una distanza tra noi e l’altro. È mancanza
d’intimità. Ecco, quando con il mio interlocutore non provo complicità, non mi diverto, non c’è
sentimento, non c’è feeling, non c’è calore, questo mi fa sospettare che sono in presenza di un
narcisista. Il narciso non può accedere al mondo degli affetti, la sua emotività è congelata. Entrare in
essa lo terrorizza, perché significherebbe sentire, il calore umano così come la freddezza, insita e
possibile in ogni relazione. Nell’ Amare e nell’essere amati si corre sempre il rischio di soffrire, di
vivere. Il narciso non può permettersi di essere vulnerabile, di avvicinarsi alla ferita narcisistica
provocata da chi in un tempo passato non ha saputo rispondere ai suoi bisogni di rispecchiamento e
riconoscimento. Non può concedersi di sentire. E di contro il mio non sentire nei rapporti, che siano i
pazienti o le relazioni, mi fa riconoscere un aspetto narcisistico.

Chi sono le sue “prede” preferite?

Nella mitologia Narciso, cacciatore famoso per la sua bellezza, respinge tutti i suoi pretendenti,
uomini e donne, giovani e anziani si innamorano di lui, subendo ognuno lo stesso destino di
disprezzo. Aminia, l’unico corteggiatore che non si dà per vinto finirà per trafiggersi l’addome con
una spada donatagli dallo stesso Narciso. Ancora una canzone, questa volta De Andrè, ballata
dell’amore cieco : “un uomo onesto, un uomo probo si innamorò perdutamente d’ una che non lo
amava niente”
Eco, un’ altra delle prede di Narciso, è destinata a ripetere le parole finali e di altri, a non poter mai
iniziare un discorso, a non poter prendere l’iniziativa, a non poter esprimere il suo bisogno. Ecco le
compagne e i compagni dei narcisi spesso devono ammirarli, celebrarli, essere il pubblico delle loro
performance, facendo da eco alle loro parole. A volte sono persone insicure, bisognose, che hanno
smesso di chiede pensando di non averne diritto.
Possono essere altresì persone attratte dalla bellezza, dal potere, dal successo. Il narciso dà un
grande valore al proprio corpo, che può curare in maniera quasi maniacale, andando in palestra,
vestirlo con abiti alla moda e cospargendolo con prodotti di bellezza. Il narcisista è ambizioso,
intelligente e quindi spesso ricopre incarichi di importanza, ha uno stile di vita più che benestante,
viaggi, macchine di lusso, status symbol non gli mancano. Ognuno di noi potrebbe subire il fascino
di un narcisista. Nelle prime fasi del rapporto è romantico, ammaliatore, coinvolgente, sensuale. Si
mostra sicuro di sé e sensibile, narra anche le sue fragilità, nelle donne scatta la sindrome della
crocerossina “io ti salverò” negli uomini si attiva il principe azzurro che deve liberare la principessa. “Devi camminare al mio fianco per non cadere, ed io ti amai subito” E nel mentre che si rivela,
mostrando la sua avidità di richieste che non sembrano trovare sazietà.

Come si comporta in amore un manipolatore affettivo? 

In amore, così come nelle altre relazioni interpersonali, il narcisista usa gli altri come accessori,

come orpelli, come un’estensione di sè, attraverso i quali può ricevere ammirazione e stima. Cerca
conforto, una devozione assoluta, una simbiosi, ma se il partner chiede reciprocità, condivisione,
una vicinanza nella difficoltà e nei successi, si tiene alla larga. “TI AMO. CAZZI TUOI”. Riempie la
sua vita di altri, di oggetti esterni per colmare un vuoto interno. Si comporta come un Don Giovanni,
colleziona le sue prede senza però desiderarle. Può corteggiarle a lungo ma una volta conquistate le
abbandona. È un seduttore, le iperboli nel linguaggio le sue frecce, il suo repertorio è fatto di frasi
piene, ma svuotate di significati, accattivanti ma ridondanti. Vuole creare interesse nell’altro senza
esserne realmente interessato, non gli importano le risposte, lo scopo dei suoi discorsi è solo quello
di stupire, di creare consenso intorno a sè, di trasmettere senza curarsi se l’altro sta ricevendo. Mi
viene in mente la canzone di Carmen Consoli “narciso trasparenza e mistero, parole di burro
nascondono proverbiale egoismo nelle intenzioni, sublime apparenza, raccontami le storie che ami
inventare, conquistami, inventami dammi un’altra identità, stordiscimi, disarmami e infine colpisci,
abbracciami ed ubriacami di ironia e sensualità

Esistono dei metodi per sopravvivere a un narciso?

Scappare. “Ma quale fascino latino, quale aria da bambino? Alla fiera degli sconti vali meno di un
burattino” Al di là della battuta, il mio suggerimento è quello di non annientarsi, snaturarsi per
l’altro, accogliere il partner narcisista nella sua ambivalenza, accettarlo e rispondere in maniera
empatica, mantenendo i propri spazi di autonomia, conservando i propri tempi, non lasciare che
vengano invasi né colonizzati, ascoltare i propri desideri e bisogni, insieme ed accanto a quelli
dell’altro, provando a realizzarli.

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Vorrei ringraziare la dottoressa Giulia Capone per la sua disponibilità e professionalità

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