Pochi giorni a dicembre…
Questa strana mania di numerare i mesi, gli anni e le estati, come fossero scatti di attimi mai vissuti. Siamo al Natale 19 e ho già preparato il presepe, lavato la tovaglia rossa con i cuscinetti copri sedia dello stesso colore; ho messo in lista i bicchieri di vetro con babbo Natale ne prendo 6 anche se due avanzano, non importa, mi piace guardarli, mi piace l’idea di recuperare i miei natali o semplicemente costruirne di nuovi.

Per strada si sente l’odore di caldo che soffia da sotto le vetrine addobbate a festa, sembra che Roma ci tenga più di tutti a non farsi mancare le luci, i nastri e le continue canzoni di natale che eseguono un concerto ad ogni via. Le foglie a terra cadute stanche dal freddo, laccate da quella pagina di brina, calpestate e trascinare da mille suole svelte che tamburellano un ritmo di marcia pesante.

Nessuno cammina, stanno tutti correndo verso il tempo che scorre, verso il freddo che si poggia in ogni pezzo di pelle rimasto scoperto. Gli auricolari sotto berretti di lana scendono bianchi e stonati con sciarpe intrecciate dai mille colori, un vociare fa da contorno agli alberi piegati dalla pioggia incessante, stanchi come chi vive di sole quattro stagioni, distorti vicino le panchine ormai vuote.

“Ale ti amo” scritto con il pennarello nero, sopra la stecca di legno mi ci siedo accanto mentre assaporo gli ultimi secondi di tramonto, fissando il sole con gli occhi chiusi, lascio scivolare le scarpe sopra i sampietrini umidi.

È un mese particolare dicembre, penso ai miei natali che mancano, le calze bianche, il maglione rosso ed il caminetto. Penso a te, mentre sfoglio malinconica il tuo ultimo a-Dio.

(Tratto da N.5 non è né un profumo né un mambo)